Il nostro viaggio alla scoperta dei ragazzi nati nel nostro territorio e che hanno trovato fortuna all’estero ci porta nell’estremo sud dell’Africa.
Oggi siamo in compagnia di una maestra di Italiano, non di quelle che vi terrorizzavano quando da piccoli stavate al vostro banco pregando che il dazio dell’interrogazione toccasse a qualcun altro.
Direi piuttosto di una versione 2.0 dell’insegnante, una sua declinazione moderna e globale: Manuela ha portato l’insegnamento della lingua italiana prima in Australia e poi in Sud Africa.
Non voglio anticiparvi (o spoilerarvi come dicono i più giovani) altro: meglio lasciar parlare lei, non vorrei rischiare di incappare in qualche errore grammaticale o di sintassi 😅
Ciao Manuela! Come per tutti gli atri ragazzi comincio con il ringraziarti per il tempo che ci concedi…
Ciao Simone. È un piacere. Grazie a te per l’opportunità!
Ci siamo sentiti via Facebook e mi hai detto che vivi in Sud Africa? Dove precisamente?
Sì, vivo in Sud Africa da maggio 2016. Abito e lavoro a Cape Town, in Western Cape, nel punto più meridionale del continente africano.
Di cosa ti occupi oggi?
Sono un’insegnante di italiano come lingua straniera presso la Società Dante Alighieri di Cape Town, una scuola collegata al MAECI, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
Insegno italiano a classi di gruppo e private di adulti, adolescenti, bambini.
Insegno anche in una scuola primaria e in una scuola secondaria dove la lingua italiana è materia extra-curricolare.
Quale percorso ti ha portato qui?
Dopo la laurea in Lettere Classiche conseguita all’Università degli Studi di Milano, mi sono trasferita a Siena dove mi sono laureata all’Università per Stranieri in Didattica dell’italiano come lingua straniera/seconda.
Dopo la Magistrale, ho vinto un bando universitario e sono partita per l’Australia. Ho lavorato a Geelong – città del Victoria a 90 km da Melbourne – per nove mesi come assistente di lingua italiana grazie al COASIT, un’associazione italo-australiana che promuove la diffusione della lingua italiana e la conservazione della stessa presso le comunità italiane del Victoria.
Nell’ambito del progetto, sono stata impiegata in due scuole, una scuola primaria pubblica, Chilwell Primary, e una scuola secondaria cattolica, Sacred Heart, e ho imparato moltissimo. Ho anche viaggiato tanto nel frattempo (ho visto il deserto nei Northern Territories, la Tasmania e Singapore) e quando sono tornata in Italia mi sono resa subito conto che non era ancora arrivato il momento per me di fermarmi.
Ho vinto un altro bando con il Ministero degli Affari Esteri e sono partita per il Sud Africa.
Oggi insegno qui e ho un visto (e un contratto) di cinque anni…
Due domande che ho fatto a tutti. La prima: perché la scelta di lasciare l’Italia?
Per la curiosità di vedere cosa c’è “là fuori” e anche di vedere il mio Paese “da fuori”.
Poi perché viaggiare provoca dipendenza e perché sono uno spirito libero.
Perché vedo posti incredibilmente belli, conosco persone sempre nuove, ascolto storie…
Il lavoro in sé è una scusa, almeno per me. Insomma, non è ciò che mi ha messo in moto.
Per ora lavoro qui, ma sono certa che presto o tardi lavorerò altrove perché voglio vedere il più possibile, conoscere il più possibile…
La seconda: cibo, affetti e famiglia. Anche per te sono questi i “fattori nostalgia”?
Il bidet è un forte fattore nostalgia! Scherzo (mica tanto!)
La nonna è un enorme fattore nostalgia! Mio fratello è un fattore nostalgia, mamma e papà sono un fattore nostalgia… La mia grande famiglia, insomma!
Il cibo?… mah, conosco ottimi ristoranti italiani a Cape Town e anche esportatori di prodotti italiani.
Gli affetti, la famiglia? Certo, ma Skype e Whatsapp aiutano tanto a far sentire tutti più vicini e poi ci sono gli aerei e io sono sempre pronta a prenderne uno.
Qualche riflessione su dove ti trovi…Mi immagino il Sud Africa una terra misteriosa. Da immagini e notizie che ci arrivano sembra un paese affascinante ma ricco di contraddizioni… In cosa è così speciale?
Il Sud Africa è un Paese emergente, un’economia molto dinamica ma è anche il Paese dell’apartheid e delle ineguaglianze.
È un posto straordinario da un punto di vista naturalistico, inquietante dal punto di vista della sicurezza personale.
Perché è speciale? Non lo so esattamente, ma posso dire con assoluta certezza che è molto speciale.
Più o meno ogni giorno, infatti, c’è una storia o una persona che mi colpisce come un pugno nello stomaco, che mi ricorda quanto sono fortunata ad essere europea e quanto la mia fortuna (la nostra fortuna), ahimè, sia in realtà il frutto delle razzie sistematiche che abbiamo compiuto in questo continente. Lo abbiamo saccheggiato questo continente e lo continuiamo a saccheggiare.
Forse per questo è tanto speciale. Perché mi costringe a mettermi in discussione e a stare con i piedi saldi a terra e mi costringe a guardarmi intorno e a ripensare il modo in cui ho sempre visto il mondo.
Qualche differenza con l’Italia che puoi raccontarci?
C’è una Città del Capo europea, di tradizione inglese ed olandese, che non è poi così diversa dall’Italia, dal Regno Unito, dall’Olanda e dagli altri Paesi europei. Meravigliosa architettura coloniale, aziende vinicole elegantissime, splendidi giardini botanici.
Poi c’è una Città del Capo africana che conosco relativamente poco ma che mi strega. Le township, i bambini che saltano sui materassi vecchi, le file di piccoli gabinetti in cemento e lamiere, ma anche il jazz, il reggae, gli stilisti emergenti, gli artisti, le lingue africane. E la musica. Nella mia vita è entrata la musica. Non che prima non ci fosse musica, ma adesso è lì e ha tutto un altro sapore. Qui sì che la musica è vita.
Tra le nostre interviste abbiamo anche raccolto la storia di Davide e di come aprire una caffetteria a Sidney. Hai detto di essere passata per l’Australia. Qualche similitudine/differenza con quello che hai trovato nella terra dei canguri?
L’Africa e l’Australia sono difficilmente leggibili e incasellabili in schemi europei e sono, tra loro, distanti (e non solo in termini geografici).
L’Africa perché è il continente dove tutto è cominciato. Tutto qui rimanda alla sfera dell’ancestralità: la luce, la terra, i colori. Non è una frase fatta: l’Africa ha davvero una luce magica, che arriva da lontano. Cape Town è conosciuta come la Mother City e non potrei immaginare un appellativo più adatto di questo per descriverla.
L’Australia, invece, perché è semplicemente immensa. Mastodontica. Un Paese che è (quasi) un continente.
Entrambe sono appesantite da una cultura britannica colonialista e post-colonialista che non amo particolarmente ma che è lì e si vede. Questa è, forse, la più evidente delle similitudini.
L’aria che si respira qui a Città del Capo – città bianca in un continente nero – tuttavia è certamente più europea di quella che si respira a Sydney – città americana d’Australia -, ma ricorda per certi versi Melbourne.
Il minimo comune denominatore fra le due sono forse la bellezza e la vastità dei paesaggi e la venerazione per i tramonti. Tutto il resto, invece, rientra nell’insieme delle differenze.
Domande finale per tutti: progetti per il futuro o sogni nel cassetto che puoi raccontarci?
Tanti progetti personali. Due corsi professionalizzanti che sto seguendo e che completerò a breve. Un master di II livello della durata di un anno che parte tra poco. E poi chissà…
Una cosa è certa, non mi fermo qua. C’è troppo da vedere e io non vedo l’ora!
Grazie 😉
Grazie a te Simone! E se passi dal Sud Africa, fammi un fischio.