La storia di Luca è un po’ diversa da quella degli altri ragazzi che abbiamo intervistato in queste settimane.

Luca ha lasciato l’Italia mantenendo sempre la convinzione di tornarci.

Ha colto le opportunità offerte dai moderni sistemi universitari: progetti Erasmus e università con porte aperte al Mondo. 

Luca ha unito una formazione internazionale a un’esperienza di vita che lo ha reso migliore, sia dal punto di vista accademico che umano.

Ecco quello che ci ha raccontato del suo viaggio tra America, Danimarca e Australia.

Ciao Luca!

Partiamo facendo ordine tra le tue esperienze. Guardando qua e la su Facebook ho visto che hai viaggiato molto. Ricostruiamo un po’ il tuo percorso…puoi raccontarci quali sono state le tue tappe?

Ciao Simone!

La mia prima esperienza all’estero è stato un semestre di studio in Minnesota (USA) dove ho avuto l’opportunità di provare l’esperienza americana del college e di assaporare i pro e i contro di vivere all’estero.

La seconda volta che mi sono ritrovato fuori dal Bel Paese è stato quando ho deciso di frequentare l’università magistrale a Copenhagen in Danimarca dove ho vissuto per un anno e mezzo.

Per ultimo, sono stato sei mesi in Australia dove ho completato l’ultimo semestre di università (una specie di Erasmus a livello mondiale, per intenderci).

Tra tutti i posti che hai visitato o dove hai vissuto, quale ti è rimasto più nel cuore e perché?

Una domanda a cui è facilissimo rispondere: Australia. In particolare sono stato a Sydney in quanto avevo intenzione di andare a trovare il mio amico Davide che si era trasferito li già da un po’ di tempo e di visitare questo paese di cui avevo sentito tanto parlare.

L’Australia è un paese incredibile in quanto “nuovo”, giovane, ancora in costruzione e sviluppo, e dove la gente sembra veramente lavorare per vivere e non viceversa. E’ un paese eccezionale sia dal punto di vista sociale che economico e soprattutto naturalistico in quanto ho avuto il privilegio di vedere cose bellissime, dai Koala alla barriera corallina passando per i canguri e tanto altro…

Domanda di rito: perché la scelta di studiare all’estero? Da dove è nata questa idea?

La scelta di studiare all’estero è venuta in modo piuttosto naturale in quanto l’università che ho frequentato a Milano dava l’opportunità di frequentare un’università straniera di qualsiasi nazione al mondo per sei mesi, senza costi aggiuntivi rispetto alla rata universitaria.

Di conseguenza, penso che ogni studente della triennale avrebbe fatto quello che ho fatto io. Ovviamente anche il fatto di provare a stare lontano dalla famiglia, dai tuoi cari, dagli amici, ha giocato un ruolo importante.

Dove hai trovato le differenze più significative con l’Italia?

Ogni Paese dove sono stato è profondamente diverso dall’Italia.

Detto questo, mi soffermo sull’Australia in quanto è dove ho trovato le differenze più significative. Come detto prima, è un paese bellissimo ma dove si trovano anche delle contraddizioni, come in ogni paese del mondo.

Per esempio, il rapporto con la popolazione aborigena è ancora non del tutto trasparente.

Dall’altra parte, è il classico paese dove se hai un sogno e soprattutto tanta, tanta, tanta forza di volontà ti è concesso di coltivarlo.

Oppure, se non hai molte ambizioni o non hai ancora trovato la tua strada, l’Australia è un paese ottimo perché vieni a contatto con tantissima gente e avrai sicuramente modo di capire cosa vuoi fare da grande”.

Detto questo, l’Australia non è un paradiso ma semplicemente una nazione diversa dall’Italia e per trasferirsi permanentemente bisogna armarsi di tanta pazienza e fortuna.

Delle contraddizioni australiane ci ha parlato nella sua intervista anche Manuela: è bello ascoltare punti di vista simili da esperienze diverse…

Tornando a noi… se ti chiedessi di dirmi tre cose o persone che ti sono mancate mentre eri in viaggio?

Famiglia, amici e mangiare.

Sembrano ovvietà ma potrei far mille esempi di persone alla loro prima esperienza all’estero che nel momento del bisogno hanno pianto o si sono letteralmente disperate per la mancanza di questi aspetti che ad altri sembrano scontati.

È il prezzo da pagare per spingersi oltre la comfort zone ed esplorare sfumature della propria personalità che prima non si sapeva neanche di avere.

C’è da dire che io sono sempre partito con l’idea di tornare quindi ho avuto delle difficoltà ma minori rispetto ad altri.

Tornassi indietro rifaresti tutte queste tappe?

Assolutamente e anzi vorrei ci fosse la possibilità di continuare a farle perché ora non riesco a immaginare la mia persona e personalità senza queste esperienze. È difficile spiegare la sensazione che si prova nel momento in cui si atterra in una terra lontana tutta da esplorare non da turista.

La solitudine può essere negativa ma anche positiva in quanto quando sei solo ma solo veramente, dall’altra parte del mondo, ti senti vivo in tutte le sue sfaccettature positive e negative.

Per esempio, quando ero a Sydney, lavoravo come scaricatore di container e mi alzavo alle quattro/cinque di mattina, finivo alle due e dopo andavo a lezione fino a tarda sera. Lo facevo per accumulare soldi per il viaggio finale che ho fatto con la mia ragazza Francesca.

Se devo dirti la verità, nessuno di quei giorni mi è mai pesato perché ogni mattina mi svegliavo con un’energia incredibile sapendo di vivere un’opportunità unica: essere dall’altra parte del mondo con il mio amico Davide e la mia ragazza, e di poter fare, grazie ai miei genitori, esperienze che tanti non fanno.

Hai detto che sei sempre partito con l’idea di tornare. Ora, alla fine della tua formazione internazionale, un nuovo lavoro in Italia, puoi raccontarci di cosa ti occuperai e perché hai scelto di tornare?

Ora mi occupo di consulenza in ambito informatico, in particolare Cognitive Computing, Big Data etc.

I motivi per cui ho scelto di tornare sono tanti:

Domanda finale: progetti o sogni nel cassetto futuri?

Beh innanzitutto tornare in Australia a visitare la costa Ovest.

No a parte gli scherzi, grazie a queste esperienze mi sono reso conto che tanti progetti non sono impossibili ma ho visto anche quanta fatica bisogna fare ogni giorno solo per tenerli in vita.

Comunque si ho progetti futuri e spero di potertelo raccontare tra qualche anno quando sarà realizzato.

Bene! E noi staremo pronti a contattarti 😉

P.s. Un messaggio al tuo amico Davide che ha aperto la sua caffetteria a Sidney e con il quale ti sei anche incontrato ben lontano dalla vostra comune Marcallo?

Davide sa cosa penso di lui, della sua scelta e della sua nuova avventura.

È una persona eccezionale che con un lavoro sicuro in Italia, ha mollato tutto per andare in un paese lontano. Lui ha avuto ragione e sta vivendo la sua vita giorno per giorno.

Attenzione, dico “vivere” perché purtroppo oggi si ha la sensazione che in Italia non abbiamo il lusso di vivere veramente se non due giorni a settimana… forse.