Chiara è una di quelle persone che definisco “di spessore“.

Psicologa, libera professionista, competente e “affamata” di conoscenza: una di quelle persone che non si accontentano facilmente, che qui in Italia ogni giorno “si fanno il mazzo” per guadagnarsi il proprio futuro e per portare qualcosa di nuovo in un Paese storicamente “non proprio per giovani” e dove le novità fanno fin troppa paura.

Niente è meglio nell’uomo di una buona mente” per riportare una citazione presente in uno dei suoi libri (piccolo spoiler) e direi che qui siamo di fronte a una mente molto più che buona, animata dalla passione per il proprio lavoro.

Sono felice che Chiara si sia resa disponibile per raccontarci la sua esperienza.

Il risultato? Un’intervista ricca di spunti, per giovani e meno giovani.

Leggere per credere…

Ciao Chiara! Per prima cosa grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande… Sappiamo che sei sempre incastrata in mille impegni.

Grazie mille a voi!

Partiamo subito con la domanda più facile… di cosa ti stai occupando in questo momento?

Facile? 😉 In realtà spiegare il mio lavoro non è mai molto semplice, ma cercherò di fare del mio meglio. Provo a descriverlo con un’immagine: un quadro, di quelli astratti, complessi da interpretare e ricchi di colori.

A volte è un po’ destabilizzante, ma poliedrico e mi appassiona molto. Per me è più di un semplice lavoro, è quasi uno stile di vita: preferisco infatti dire che sono una psicologa, piuttosto che faccio la psicologa. Nello specifico, sono una libera professionista e mi occupo principalmente di benessere, empowerment e disfunzioni cognitive in età evolutiva. Provo a spiegarmi meglio, abbandonando lo psicologichese.

I miei interessi principali riguardano la psicologia positiva, vale a dire una nuova area psicologica che si focalizza sul ruolo delle risorse e delle potenzialità dell’individuo; il focus si sposta quindi dal riparare ciò che non funziona al costruire qualità positive della persona, ponendo attenzione al potenziamento personale.

All’interno di questo approccio, nello specifico, mi occupo appunto di empowerment, ovvero di potenziamento di alcune competenze utili per affrontare la vita quotidiana, le cosiddette life skills: per fare qualche esempio, la capacità di risolvere problemi, di prendere decisioni funzionali, di comunicare in maniera efficace, di saper gestire le emozioni e lo stress, di pensare criticamente, di essere creativi. Negli anni ho costruito diversi percorsi di empowerment, rivolti a differenti fasce d’età, anche se lavoro principalmente con bambini e ragazzi della Scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado. Sono specializzata anche in disfunzioni cognitive in età evolutiva, in particolare mi occupo di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).

Il mio ambito di intervento principale è quindi la scuola, dove svolgo attività di formazione, consulenza a insegnanti e genitori e percorsi di potenziamento e di prevenzione con bambini e ragazzi.

Collaboro anche con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nello specifico con lo SPAEE (Servizio di Psicologia dell’Apprendimento e dell’Educazione in Età Evolutiva) in relazione alla psicologia dell’apprendimento, al metodo di studio e alle disfunzioni cognitive, in ambito di formazione, ricerca e intervento.

Sono socia della Cooperativa Sociale Zorba, che si occupa di promuovere, in ambito scolastico e sociale, il benessere psicologico dei bambini e degli adolescenti svantaggiati, nonché degli adulti e delle famiglie in condizioni di disagio.

Infine, sono da poco sono docente a contratto di Psicologia Generale presso l’Università Telematica ECampus.

Quale è stato il tuo percorso accademico? Come mai hai scelto di fare questo lavoro?

Come mi piace dire, sono nata e cresciuta professionalmente in Università Cattolica. Nel 2009 mi sono laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, poi nel 2011 è arrivata la Laurea Magistrale in Psicologia dello Sviluppo e della Comunicazione.

Grazie al tirocinio, svolto sempre presso l’Ateneo, mi sono potuta confrontare subito con diversi contesti professionali e mettere alla prova sul campo. Dopo l’Esame di Stato, che mi ha permesso di iscrivermi all’Albo A degli Psicologi, ho sentito la necessità di completare la mia formazione con un Master di II livello. Ho scelto nello specifico il Master in Disfunzioni Cognitive in Età Evolutiva, sempre presso l’Università Cattolica. Da allora la mia professione ha iniziato a definirsi meglio… anche se, nel mio lavoro, come in molte libere professioni, la formazione non finisce mai…

Perché ho scelto di diventare psicologa? All’inizio in maniera un po’ incosciente: mi affascinava l’idea di poter aiutare gli altri; le amiche spesso mi dicevano: “Sei molto brava ad ascoltare le persone, dovresti fare la psicologa”.

Così, interessata da questo mondo che conoscevo davvero poco, ho provato a fare il test di ammissione. Mi hanno presa e mi sono iscritta. Da allora ho scoperto che il mondo della psicologia è molto più complesso e articolato di quanto immaginavo, che ci sono tanti rami diversi e che in parte bisogna “inventarsi” la propria professione. Non mi sono però di certo pentita di aver intrapreso questo bel cammino.

In questi anni come si è evoluto il tuo percorso professionale?

È stata, ed è, una strada sempre in salita. Grazie alla collaborazione con l’Università Cattolica, ho avuto la fortuna di non rimanere mai con le mani in mano. A partire dalla Laurea Triennale, sono stata coinvolta in vari progetti di ricerca e di intervento, molto differenti tra loro e rivolti a target diversi. In questo modo ho potuto fare esperienze eterogenee che mi hanno permesso di crescere professionalmente in maniera significativa. All’inizio è stato difficile gestire l’ansia di affrontare contesti sempre nuovi, senza deludere aspettative; difficoltoso è stato anche far comprendere agli altri l’importanza di quanto si stava facendo. All’inizio molte di queste collaborazioni erano infatti a titolo gratuito o prevedevano un riconoscimento economico simbolico.

Con il Master ho scoperto anche l’ambito delle disfunzioni cognitive in età evolutiva e, a partire dal tirocinio collegato a questa esperienza formativa, ho potuto incontrare l’area della valutazione e dell’intervento anche in relazione a tali difficoltà.

Anno dopo anno le collaborazioni sono diventate sempre maggiori e più formalizzate e ho incominciato a gestire in autonomia diverse formazioni, in relazione alle tematiche di cui vi ho raccontato, soprattutto rivolte a insegnanti, educatori, psicologici, professionisti sanitari e genitori.

Si sono aperte nuove possibilità, ad esempio alcune collaborazioni con diversi Istituti Scolastici, in particolar modo quelli di Marcallo con Casone e di Nerviano con cui collaboro in maniera continuativa ormai da qualche anno.

Anche in ambito accademico si sono sviluppate delle opportunità interessanti, oltre alla docenza di Psicologia Generale già citata, ad esempio la gestione delle esercitazioni del corso Lifelong Learning e Empowerment presso la nuova Laurea Magistrale in Psicologia per il Benessere in Università Cattolica o il ruolo di Tutor delle Esperienze Pratiche Guidate presso lo stesso Ateneo che mi consentirà, a partire dal prossimo Anno Accademico, di interfacciarmi con gli psicologi del domani per raccontare loro la professione che li aspetta.

Ho avuto anche la fortuna di poter raccontare qualche mia esperienza e gli argomenti di cui mi occupo nella pratica professionale in alcune pubblicazioni; se può interessare vi lascio qualche riferimento:

La libera professione oggi vive nel mito tra scelta consapevole per chi crede nel suo lavoro o unica alternativa possibile dettata dalle contingenze. Nel tuo caso come mai hai scelto la strada della libera professione?

Questa è una domanda che mi hanno fatto in tantissimi, spesso accompagnata dalla richiesta del motivo per cui non avessi scelto una diversa tipologia di lavoro, per esempio di tipo dipendente e magari in contesto aziendale che avrebbe consentito, ai loro occhi, un riconoscimento migliore, a vari livelli, delle mie capacità.

Ho sempre risposto, e lo faccio tuttora quando capita, che ho studiato tanto e ho messo molta passione per poter fare il mio lavoro; una professione spesso poco riconosciuta, fraintesa e sottovalutata.

La costruzione della libera professione è un lavoro lungo che richiede dedizione costante. Non mancano i momenti di delusione, le cadute, le difficoltà. Se c’è la passione però ci si rialza sempre e si cresce un pezzettino.

Non potrei fare altro, questa è la professione che mi sono scelta e per cui ho combattuto. La strada da percorrere è ancora moltissima, ma le energie e la voglia di migliorarsi non mancano.

Il bello o brutto dei liberi professionisti è non avere mai un giorno uguale all’altro: come riesci a organizzare tutte le attività senza impazzire? 😉

Parole sante, per me è esattamente così: da un lato amo moltissimo non avere una giornata uguale all’altra, non riuscirei mai ad entrare ed uscire da un ufficio tutti i giorni alla stessa ora, sarebbe frustrante per come sono fatta. Dall’altro lato, di certo è destabilizzante, alcune volte mi piacerebbe un po’ di sana routine. Il mio lavoro è così, un giorno sei a Milano, l’altro a Brescia, l’altro ancora a Roma. Spesso al mattino sei in una scuola e al pomeriggio in Università, oppure devi spostarti tra quattro luoghi diversi in meno di otto ore.

Altre giornate sono più tranquille, si lavora magari mezza giornata da casa e si esce quando gli altri sono in pausa pranzo. Ci sono poi dei periodi in cui si è occupati per settimane 12 ore al giorno, non ci sono sabati, domeniche e serate libere. In altri periodi si è più tranquilli e si può gestire con autonomia il proprio tempo.

Il segreto? Agenda sempre alla mano e una buona dose di flessibilità, perché i piani spesso cambiano anche all’ultimo momento. E anche qui, si migliora un passettino alla volta e si impara ad organizzarsi sempre meglio.

Abbiamo sentito tanti ragazzi che hanno deciso di lasciare l’Italia per seguire la propria strada. Hai mai sentito la voglia, l’esigenza o il desiderio di andare all’estero per completare la tua esperienza?

Sicuramente andare all’estero sarebbe interessante e professionalmente arricchente. Io però sono una persona molto legata agli affetti e ai miei spazi, credo che non riuscirei a dare il meglio di me in un Paese straniero.

C’è poi un’altra componente: ho il sogno di poter fare qualcosa di bello anche qui, pur con le difficoltà e le contraddizioni italiane. Se ci sono la voglia di fare e le capacità, penso che si possa dare il proprio contributo per costruire qualcosa di buono senza andare all’estero.

Sogni nel cassetto o progetti per il futuro che puoi raccontarci?

I progetti sono sempre tantissimi e i sogni ancora di più. Un progetto è quello di iscrivermi ad una scuola di psicoterapia per completare la mia crescita come professionista e come persona; si tratta appunto di scegliere quella che mi corrisponde maggiormente e di organizzare i vari impegni della famosa agenda per gestire tutto al meglio.

Il grande sogno è anche quello di aprire un Centro in collaborazione con qualche collega che possa diventare un contenitore di proposte e di offerte in ambito psicologico sul territorio.

Grazie

Grazie mille a voi per questa bella opportunità di raccontare la mia professione!